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“IL PENNELLO E’ IL MIO OBIETTIVO”

Hippy sorridenti, personaggi con sciarpe svolazzanti, celebri attori o felici gruppi famigliari e animali forse in via di estinzione, ma che comunque ispirano tanta simpatia, vengono dipinti con estrema perizia tecnica come sagome comodamente sedute nell’abitacolo delle loro automobili. L’artista rappresenta questi ri-tratti con colori acrilici lavorando sul retro del plexiglass dei parabrezza dei motocicli oppure del vetro dei portelloni delle automobili facendo in modo che, piegati dalla sua volontà, ci osservino attraverso le curvature in trasparenza di queste superfici.
Con una scrupolosità meticolosa e sapiente, acquisita nel tempo con pazienza e fatica, l’artista simula la capacità dell’obiettivo fotografico di bloccare, nella fuggevolezza dell’attimo e in situazioni costantemente mutevoli, le sagome di questi personaggi come immagini non solamente fisiche ma anche spirituali, dense della loro interiorità, rese obsolete e pregnanti dalla singolare tecnica della retro-visione che ne rivela anche i rapporti intimi che intercorrono tra di loro.
Palmero impiega un infinità di tempo per registrare un attimo transitorio, entra nel fluire di innumerevoli visioni, tutte congelate nell’inafferrabilità di un momento contingente operando una sintesi formale che ricuce “lo strappo ottocentesco tra lo spazio virtuale dell’opera d’arte e lo spazio fenomenologico del reale”, come sostiene Anna Pironti. In questo modo, l’artista rielabora l’antico strumento della pittura operando un avvicinamento di confine tra l’immagine fotografica e quella pittorica e aprendo nuove prospettive visuali sottilmente narcisistiche, come quelle che ci invitano a spiare le persone comodamente sedute all’interno degli abitacoli delle loro auto.
Queste nuove condizioni percettive vengono adeguate alla evoluzione tecnologica subita dai mezzi di locomozione che ha sviluppato in ognuno di noi nuove facoltà conoscitive, come la percezione accelerata dall’incessante scorrere di immagini delle cose che si ha sbirciando fuori da finestrino di un’auto. Le avanguardie storiche dei primi anni del XX secolo ci avevano già fornito alcune anticipazioni teoriche in questo senso. L’automobile, da mero mezzo atto ad alloggiare il corpo, si è trasformato, come aveva sostenuto Marshall McLuhan, in una potente estensione del nostro corpo, realizzando in velocità ciò che il dinamismo futurista aveva previsto già a partire dall’analisi delle prospettive aeree che si pongono di fronte all’aviatore nell’aeropittura di Depero, Balla, Prampolini, Marinetti, Dottori, Fillia e Tato. Qui i frammenti panoramici subiscono un movimento di rotazione, amalgamandosi in visioni roteanti che si susseguono in un incessante proliferazione di forme e colori pur conservando fra di loro una perfetta armonia che riduce la molteplicità delle visioni dinamiche in una sintesi (l’abitacolo dell’aviatore) aperta sul mondo, proprio come avviene nelle opere di Palmero con lo spazio angusto degli interni delle auto. Qui si intreccia un complesso sistema di codici e posture che si amplia verso il mondo esterno, sbirciando verso gli osservatori dell’opera e sostituendo ognuno un cortocircuito spazio- temporale aperto sulla continuità dell’esistenza, del percorso della conoscenza. Un viaggio continuo dove si può solamente guardare avanti.
Belli Guendalina

per Colossi Arte Contemporanea-Brescia